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mercoledì 30 dicembre 2009

Ganguro, yamamba, kogals... stile made in japan

Conoscete lo stile Ganguro?
E sapete chi sono le yamanba
Fino a poco tempo fa anche io ignoravo l'esistenza di questi stili..

Facendo una ricerca ho scoperto che si tratta di stili giapponesi oramai trasmigrati.
Io lo immaginavo che il japan era molto più avanti di noi,ma davvero in ambito moda si trova ad anni luce e per un motivo semplicissimo: si è liberi di conciarsi come meglio si crede e più si è strambi meglio è, non solo si potrebbe anche pensare di dettare un nuovo stile!

Ecco alcune delucidazioni:

Le Ganguro
L'etimologia della parola "ganguro" è causa di dispute. Alcuni accademici sostengono che il nome derivi da ganguro (顔黒, ganguro blackface), ovvero il cerone nero usato in teatro, ma alcune ragazze ganguro sostengono che derivi da gangankuro (ガンガン黒, gangankuro eccezionalmente scuro). Il termine yamanba deriva da Yama-uba, il nome della strega della montagna, nella mitologia giapponese. In slang giapponese il termine viene spesso abbreviato in manba.La moda ganguro o semplicemente ganguro (ガングロ, moda ganguro o semplicemente ganguro) è un tipo di abbigliamento alternativo in voga tra le giovani donne giapponesi che è diventata popolare intorno all'anno 2000 e tuttora corrente. Dalla moda è derivata anche una sorta di subcultura ganguro. I distretti Shibuya e Ikebukuro di Tokyo sono il centro della moda ganguro.
La base del loro look è schiarirsi i capelli facendoli diventare biondi o di altri colori e (non tutte lo fanno) indossare lenti chiare, (sempre per assomigliare alle californiane).
Qualche volta indossano grossi fiori finti tra i capelli.
Si truccano pesantemente prevalentemente con rossetto ed eyeliner bianco.
Si caratterizano nell'indossare zeppe o stivali e sn delle "maniache del cellulare" lo portano sempre ovunque.
Si dice che portano zeppe o stivali tanto alti perché loro possono così “guardare gli altri dall’alto verso il basso” e “avere tutto sotto di loro”.

C'è voluta una persona -un'estremista della moda leggendaria conosciuta come Buriteri- per prendere l'idea base e portarla allo stadio evolutivo successivo. Nel 1999 iniziarono a circolare delle voci a Shibuya secondo le quali una ragazza aveva creato uno stile completamente nuovo a metà tra genio perverso e pazzia in tutto il suo splendore. Quando alla rivista pioniera di Gal Egg giunse voce di questa misteriosa figura, furono inviati ciurme di paparazzi nelle discoteche per seguire la sua traccia quasi come fosse un animale selvatico.

Prendendo il nome dalla salsa di soia corvina che si usava per insaporire il pesce (buri) nella cucina teriyaki (teri), Buriteri fu trovata mentre teneva salotto nel club di Shibuya Pylon. Camminava impettita indossando colossali stivali con la zeppa che rendevano il suo fantastico corpo alto quasi sei piedi, mettendola letteralmente al di sopra di tutto. Tutto di lei stava urlando "è nata una stella".

Lo staff di Egg ( rivista di moda giapponese) iniziò immediatamente ad usare Buriteri nei suoi articoli fotografici, promuovendola come un'icona della moda rivoluzionaria per il nuovo strano millennio che doveva arrivare. In pubblico, come sulle pagine di Egg, Buriteri era spesso vista insieme ad un gruppo di tre seguaci che imitavano il suo stile.

Una di loro si chiamava Yuka Mizuno. In una retrospettiva sul primo periodo del fenomeno Gonguro sulle pagine del libro della rivista Egg, Manba, lei ricorda: "Appena dopo essere diventate amiche, di solito ci incontravamo davanti a First Kitchen (una catena di hamburger) su Center Street. Andavamo semplicemente in giro a vedere la gente andare e venire, qualche volta per 20 ore di fila. Infine decidevamo di stendere una coperta per terra e di sederci. Non abbiamo mai notato che tutti erano spaventati a causa del modo in cui ci mostravamo. Eravamo troppo occupare a scambiarci i segreti del trucco."

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Più le ragazze scurivano la loro pelle, più difficile era trovare un fonditinta che tenesse il colore. Fortunatamente Buriteri, da guru quale era, aveva la risposta: NW55 di Max Factor, una tipologia di fondotinta per donne di colore.

Buriteri non ha mai mostrato il suo volto senza trucco. "Anche quando facevamo un pigiama party", dice Mizuno, "l'unica cosa che si toglieva erano le ciglia finte. Dopo la doccia, restava da due a tre ore in bagno per farsi il trucco. Dovevamo battere forte sulla porta se dovevamo andare a fare pipì". A questo, Buriteri rispondeva: "Sono troppo timida per mostrarvi la mia vera faccia!" Lei stessa diceva che mascherarsi in quel modo era un trucco per nascondere la sua vera personalità. Era veramente molto timida e inibita.

Nel 1999 Egg era la bibbia di fatto per le ragazze in cerca in un nuovo stile pazzoide. Buriteri e compagne, che avevano trovato lavoro come modelle portavoce di un salone abbronzante di Shibuya chiamato Blacky, divennero delle icone. Ispirarono un esercito di scolarette giapponesi verso una corsa allo stile più estremo immaginabile. Le minigonne già scandalosamente corte furono orlate ancora più in alto. Gli abiti erano costituiti esclusivamente di colori primari sgargianti. E le scarpe, che fossero stivaloni a piattaforma o sandali con la zeppa, divennero effettivamente enormi.



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La faccia nera di per sè sarebbe stato un suicidio sociale, ma le Gonguro si stavano riunendo in gruppi e stavano diventando un movimento giovanile in piena fioritura. 
In uno studio sociologico del 2001, Tadahiko Kuraishi, professore al Dipartimento di Letteratura dell'università Kokugakuin, dette inizio ad uno studio a Shibuya che aveva lo scopo di analizzare l'ascesa e la caduta della moda della faccia nera. 
Nel suo lavoro innovatore, il professore cita un certo "signor Shirasugi", il proprietario di un negozio che vendeva oggetti hawaiani (popolarissimi tra le Gal), che giudicava a prima apparenza: "La musica nera ha influenzato i surfer, e si è poi spostata nelle discoteche. La cultura hip-hop ha iniziato ad influenzare i giovani e il desiderio di diventare effettivamente neri è cresciuto. Ma le forme più estreme di imitazione della faccia nera si sono originate come modi di truccarsi per far risaltare le ragazze nei club affollati e in qualsiasi altro posto ci sia il desiderio di distinguersi dalla massa".

E, nel bene e nel male, questo è proprio ciò le Gonguro fecero. La gente comune che si imbatteva in loro per le strade di Shibuya era scioccata, oltraggiata, e disgustata da come loro apparivano. I media affibbiarono alle ragazze dalla faccia nera il soprannome di Yamanba, riferendosi ad una vecchia leggenda che raccontava di un'orrenda strega che viveva sulle montagne.

Ma sebbene mediamente le Gonguro fossero evitate, perfino temute, Buriteri ed il suo gruppo divennero delle star in Giappone. I media le soprannominarono Gonguro San Kyodai ("le tre sorelline dalla faccia nera", come parodia della popolare canzone per bambini "Dango san kyodai"). Buriteri iniziò anche ad apparire come ospite regolare in un talk show quotidiano in televisione. Ma la mutua storia d'amore sarebbe stata a breve termine.



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"I media volevano dipingerci come ragazze sporche", dice Mizuno, "il che era totalmente falso. Il fatto è che passavamo ore in bagno facendoci il trucco e preparandoci per uscire. Ci voleva un grande sforzo per avere quel look. Poi ci sono girate delle bugie che dicevano che eravamo prostitute, che avevamo l'AIDS. Niente di tutto ciò era vero. Ma a causa del nostro stile, nessuno di noi riusciva a trovare un partner sessuale".

Due delle Gonguro San Kyodai erano effettivamente studentesse del college all'epoca. Le opposizioni che stavano incontrando da tutti i lati, e il bisogno di concentrarsi sugli studi, fecero loro cessare qualsiasi attività collegata alle Gonguro.

Ma anche se le leader del movimento si stavano ritirando prematuramente, il boom della faccia nera dilagava ancora dirompente per le strade di Shibuya. I saloni abbronzanti, che avevano iniziato ad espandersi a dozzine dal 1998-2000, durante il picco dell'onda Gonguro, si trovarono a dover respingere perfino delle bambine così giovani da frequentare il terzo grado.

A causa di un unione di fattori, la stessa rivista Egg si trovò costretta a chiudere i battenti e smettere le pubblicazioni nel 2000 (da allora ha iniziato a ripubblicare). La fotografia in copertina dell'ultimo numero di allora fu un'indimenticabile immagine di Buriteri vestita da Barbie che veniva sparata da un cannone ed urlava come un pipistrello fuori dall'inferno. Dopo la sessione fotografica, la ragazza si è tolta il trucco da Gonguro una volta per tutte. Quotidiani come il Mainichi Daily e riviste come Shukan Bunshun riportarono il drammatico cambiamento. Buriteri recentemente ha detto: "Piuttosto che per qualsiasi reazione della mia famiglia, ho deciso di farla finita con il look Gonguro per come la gente mi vedeva. Ogni volta che stavo semplicemente seduta da qualche parte, un adulto veniva e mi indicava, urlando cose come 'scarafaggio!' oppure 'che disgusto!' Io e le mie amiche abbiamo promesso di diventare delle adulte a cui non importi nulla di quello che gli altri fanno o di come si vestono. Questo ha aiutato a rendermi molto forte".
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Buriteri è stata vista l'ultima volta mentre lavorava in una boutique di abbigliamento. Da allora il colore della sua pelle si è spostato all'altro estremo, ed è bianco latte.

Per la primavera del 2001, lo stile Gonguro era ufficialmente morto. Un gran numero di saloni abbronzanti, privati delle loro clienti abituali, hanno iniziato a chiudere i battenti. I saloni rimasti hanno formato un'associazione per promuovere i benefici salutari dei loro servizi nel tentativo di riparare al danno di massa che le Gonguro avevano inflitto alla loro immagine.

Ma alcuni dei traguardi raggiunti dalle Gonguro -come l'annullamento delle barriere tra sexy e brutto, o tra attraente e agradevole- non potranno mai essere dimenticati.

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E' da questa sottocultura che oggi è in atto, in Giappone, una nuova tendenza femminile: quella di vestirsi e truccarsi copiando - ed estremizzando - gli amati cartoon. La ragazza che fa suo questo stile originale e divertente è detta Yamanba, parola che prende il nome dallo "spirito della montagna" giapponese. 

La Yamanba è una versione ancora più estrema della Ganguro: i capelli diventano platino o bianchi, animati da ciuffi fucsia o di altri colori, talvolta innaturalmente arricciati. La pelle del viso è ancora più scura, e il trucco ancora più pesante.
Il make up più tradizionale per la Yamanba è costituito da rossetto bianco uniforme e smokey eyes neri circondati da correttore bianco. Le Yamanba portano inoltre lenti a contatto coloratissime e incollano strass o piccoli adesivi sotto gli occhi.
Anche l'abbigliamento della Yamanba è di colori vivaci e fuorescenti al buio. Addirittura, spesso vengono usati animali impagliati come accessori - cosa abbastanza inquietante, bisogna ammettere.


L'equivalente maschile della Yamanba è il Sentagaai, (ragazzo centrale da via centrale), in riferimento ad una via dello shopping vicino alla Stazione di Shibuya, a Tokyo, dove le ragazze yamanba e i sentaagai vanno a fare compere.



Eppure pare che questo stile si stia facendo spazio come evidente contaminazione dell'haute couture occidentale.
Si parla, ad esempio, del connubio di Louis Vuitton e Takashi Murakami, i cui esiti sono stati esposti con successo al Moca (Museum of Contemporary Art) di Los Angeles. Ma anche del successo delle creazioni di Tarina Tarantino (che ha dedicato una nuova collezione alle tinte fluo del Jap Style), e, in generale, al grande spazio riservato ai colori accesi nel make up della prossima stagione.


In realtà molto prima si è affermato lo stile kogal.
Il termine kogal (コギャル, kogyaru, letteralmente "piccola ragazza") indica una moda in voga tra le ragazze giapponesi fra i 15 e i 20 anni, nata negli anni novanta.
L'etimologia del termine non è chiara.Gyaru (ギャル, Gyaru) deriva dalla parola inglese gal, usata nello slang per definire la parola girl (ragazza), mentre per quanto riguarda il prefisso ko (), alcuni ritengono significhi piccola, alcuni ritengono derivi da kōtō gakkō (高等学校, kōtō gakkōscuola superiore).

Caratteristiche 

I modelli delle kogal sono le ragazze occidentali, ma anche alcune cantanti J-Pop quali Namie Amuro e Ayumi Hamasaki.
Le caratteristiche principali della moda kogal sono l'abbigliamento e il trucco alquanto vistosi. Il corpo viene "occidentalizzato" tramite una forte abbronzatura, mentre i capelli vengono tinti con colori appariscenti quali il castano chiaro o il biondo platino. A completare la moda vi è un trucco pesante che adopera dei fondotinta azzurri o bianchi e un rossetto chiaro che risalta sulla pelle pesantemente abbronzata. Spesso le kogal usano delle unghie finte.
Per quanto riguarda l'abbigliamento, le ragazze kogal utilizzano principalmente il fuku alla marinara, la classica uniforme scolastica giapponese, ma anche minigonne, zatteroni e soprattutti i loose socks, ovvero dei calzini larghi e pendenti, prevalentemente di colore bianco, che a volte coprono parzialmente le scarpe. Non esiste comunque un abbigliamento comune, dato che le kogal amano uno stile individuale. e si suddividono in diversi gruppi, quali le ganjiro, le ganguro e le yamanba 

Stile 
 
Le kogal adorano tutto ciò che concerne il divertimento. Soprattutto amano lo shopping e ballare il parapara, un popolare ballo giapponese. Molte kogal vengono sovvenzionate dai genitori, ma altre ricorrono spesso all'enjo kōsai, una forma di prostituzione, per ottenere il denaro. Le kogal amano molto la tecnologia e usano telefonini dell'ultima generazione. 


A causa di questo stile consumistico, le kogal sono state additate come simbolo negativo della società giapponese contemporanea.
Il luogo principale dove trovare le kogal sono i centri commerciali del quartiere Shibuya, a Tokyo.


Le ganjiro

Il loro make -up è molto più naturale, (gan=faccia jiro=bianca). Questo perchè vogliono emulare lo stereotipo delle ragazze Californiane.Hanno la pelle bianca e se ne vantano.Amano gli oggetti "kawaii" ovvero "carini" come gli accessori di Hello Kitty.Sono le gals meno appariscenti, il loro look in occidente potrebbe essere considerato abbastanza normale, ma non in Giappone...


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spero vi sia piaciuto!!! alla prossima sui vari stili giapponesi

1 commento:

  1. anche io ignolravo l'esistenza di tale moda, sembra carino però!!! Magari lo facessero anche qui in itali.... io creerei la nuova moda dei capelli arruffati e non piastrati!!!

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